11 aprile 2015 Mostra Angelo Toppazzini – Chiostro Madonna dell’Orto

ANGELO TOPAZZINI
Venezia. I Frammenti del Tempo.

0001Il mutamento continuo e la mancanza di stabilità che caratterizzano il nuovo Millennio, scandito da eventi straordinari e dal ritmo frenetico del quotidiano, rappresentano la dimensione poetico-esistenziale di Angelo Toppazzini, che nella mostra di Venezia, negli spazi prestigiosi del Chiostro Tintorettiano, trova coincidenze e suggestioni particolari.
Le infinite manifestazioni del presente, che troppo velocemente si dissolvono, sembrano potersi stabilizzare sul muro di mattoni e sul cemento, non più materiali indifferenziati ma luoghi capaci di ospitare con continuità e nel tempo la storia dell’uomo. in tutta la sua varietà e verità. Venezia nei suoi muri, nei chiostri, nelle sue calli, nelle opere d’arte,… raccoglie i riflessi della Storia, i frammenti che Angelo Toppazzini registra e conserva come immagini e come visioni, salvandole dalla dimensione liquida del presente.
È di cemento il video che entra incessantemente nelle nostre case; sono di ferro il cellulare e i suoi giochi visivi; le foto e la memoria; i pezzi di lettura che ospitano gli ultimi lacerti del giornale di ieri e della vita di oggi. La materializzazione operata dall’artista, nelle cementificazioni e sulle lastre di ferro arrugginito dal salso, ripropone il desiderio di una pace interiore prima che esteriore.
Quando i linguaggi digitali della multimedialità interrompono la realtà e accelerando la progressiva “perdita dei contorni” influenzano la “perdita di significati e di valori”, l’arte di Toppazzini disvela e solidifica. Attraverso la pittoricità della sua scultura egli registra quelle relazioni nella quali l’uomo di domani potrà ancora riconoscersi come autore e spettatore, vero protagonista consapevole. Immerso poeticamente nella complessità del mondo visivo Angelo Topazzini ricorda il respiro originario di ciascuno, la forza della Storia, il farsi silenzioso della Natura nel susseguirsi ritmico degli anni e delle stagioni. Egli intravede le conseguenze spesso imprevedibili delle scelte di oggi, le possibilità insite nei pensieri, nelle emozioni e nei saperi.
Tutte le relazioni, che intercorrono tra le immagini e la materia, tra la fissità delle calli e la vitalità dell’acqua marina, sono ricondotte all’uomo, restituite al presente del suo tempo in cui è sempre l’assenza che canta, che chiama, che interpella.
Le opere più recenti di Angelo Toppazzini esprimono un nuovo bisogno di pacificazione, di incontro e dialogo.
La sfera, in particolare, simbolo di una sintesi perfetta tra tensione ed equilibrio, ferita e sutura, ha assunto in sé questo compito di rivisitazione e superamento della distruzione, per esprimere una bellezza rinnovata e duratura. Posta nello spazio del Chiostro essa determina una direzione dello sguardo e la circolazione nello spazio. Orienta l’andamento di ciascuno nel luogo espositivo.
La corrente di movimento si fa più fluida e liquida per ricondurre ciascuno là dove l’artista desidera ritornare, nel principio vitale in cui ogni elemento concatenato detta il ritmo, l’interpretazione e il respiro. Il comprendere torna ad essere azione ed assunzione di un punto di vista mobile e soggettivo, condiviso dal “flusso” che pone in atto una comunione.
Angelo Toppazzini, nella cura dell’esposizione che definirei per certi aspetti Installazione, ricrea un legame di contatto che qualifica lo spazio e ripropone in esso il senso dell’armonia vitale. Il nostro sguardo è chiamato alla lettura in forma di canto, seguendo il susseguirsi delle opere come fossero onde, note di partiture musicali che riflettono i frammenti della Storia.
A Venezia più che altrove essa si sedimenta sui muri per narrare ancora, per dire di nuovo, per rivedere un futuro di pace possibile.

Alessandra Santin



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